Quella era stata certamente una giornata importante per me. Durante la lezione di Pianoforte col maestro Nicola Costa al Liceo Musicale Piccinni aveva fatto capolino in classe il Direttore, Pasquale La Rotella, il quale, dopo avermi fissato a lungo con i suoi occhietti spiritati, protetti da occhialini alla Mahler, mi aveva apostrofato bruscamente:

«Marvulli, dal prossimo lunedì cominci a studiare Composizione in classe del maestro Nino Rota».

Era una notizia bomba, dovevo comunicarla subito a mia madre. Decisi allora di andarle incontro in strada, senza attendere che salisse al primo piano del palazzo, cosa che faceva di solito, quando veniva a riprendermi. Scendendo allegramente la lunga scalinata incrociai un giovanotto dall’aria mite che reggeva con la mano una grossa borsa di pelle. Alzò gli occhi, mi vide e mi regalò un sorriso dolce, quasi affettuoso. Un invito a nozze per me: mi fermai di fronte a lui e, restituendogli il sorriso, senza tanti preamboli gli chiesi:

– Ciao! Vai alla Clinica del secondo piano?

– No – mi rispose – vado al Liceo Musicale.

– Ah, io lì vi studio pianoforte, ma da lunedì inizio a studiare anche composizione con Nino Rota.

– Oh, bravo, allora forse ci vedremo.

Il lunedì, dopo la lezione di Pianoforte, entrai un poco emozionato nell’aula di Composizione. C’erano una decina di persone assiepate intorno ad un pianoforte. Davanti allo strumento stava seduto il giovanotto dall’aria mite e suonava leggendo la musica da fogli manoscritti sparsi. Ogni tanto si fermava, facendo brevi osservazioni, mentre tutti tacevano compunti, Nessuno si era accorto della mia presenza. Attesi zitto per un bel po’ con pazienza, poi mi feci coraggio, picchiai leggermente su una spalla del giovanotto dall’aria mite e quando questi si voltò gli chiesi:

– Scusa, mio caro, Nino Rota quando arriva?

E il giovanotto, candidamente:

– Ma Nino Rota sono io!

Cominciò proprio così, all’inizio degli anni quaranta, il mio rapporto con quel giovanotto dall’aria mite e disarmata; il mio Maestro, un rapporto che sarebbe durato tutta una vita, rinsaldandosi ogni giorno di più, sostenuto da una stima reciproca e da un profondo affetto. Le lezioni furono da subito molto belle e interessanti. Ricordo che il Maestro preferiva scrivere pochi appunti su un quaderno, senza far uso di testi, e mi esortava a comporre. In breve tempo, bruciando le tappe, avevo superato ogni difficoltà dell’Armonia e iniziato Contrappunto e Fuga. La guerra ci dette qualche fastidio ma non troppi, in verità. Andò peggio con i cosiddetti «liberatori» che, appena giunti, ci sfrattarono dal palazzo di via Melo senza tanti complimenti. Per anni – meno male – fummo ospiti del maestro Biagio Grimaldi nelle stanze della «sua» Polifonica barese, nella città vecchia, in via de’ Gironda. Poi, col tempo pian piano la vita tornò a normalizzarsi e potemmo ritornare alla nostra casa abituale. Già allora Nino Rota era molto impegnato tra il comporre musiche da film o tenere concerti in Italia e all’estero; avvenimenti che ce lo portavano via anche per lunghi periodi, provocando a volte un pizzico di malumore tra noi allievi.

CONTINUA

 

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