Pian piano, però, i risultati del mio lavoro cominciarono a parlare da soli. Il Maestro guardava in silenzio compiaciuto la crescita di una classe di pianisti e più volte mi dette pubblicamente atto del valore del mio insegnamento. A dire il vero, quello che lo crucciava maggiormente di me (questo lo appresi molto più tardi) era il fatto che avevo interrotto gli studi di Composizione prima di arrivare al Diploma. Così un giorno volle farmi ascoltare il frammento di un brano che stava per ultimare e chiese con estrema semplicità un mio parere. Le risposte che gli diedi devono averlo soddisfatto perché qualche giorno dopo ripeté l’esperimento con un altro brano. In breve diventò un’abitudine quella di ascoltare cosa pensassi del suo lavoro. Negli ultimi dieci o quindici anni della sua vita il Maestro ormai non scriveva più una sola nota senza che gli fossi accanto. Ma attenzione; egli conservava intatta la sua forte personalità, senza lasciarsi influenzare da eventuali mie opinioni in contrasto con le sue. Ho spesso raccontato l’episodio della telefonata a casa mia nel cuore della notte. Telefonata con la quale mi invitava (forse più esatto «ordinava») a correre in Conservatorio da lui per aiutarlo a sciogliere un dubbio che lo stava tormentando…Una volta, con una punta di malignità mi permisi di domandargli:

– «Maestro, Lei ricorda che quel diploma in Composizione io non lo presi mai?»

Egli a me, senza smettere di scrivere: – «Certo che lo ricordo.»

– «E come mai Lei preferisce me come consulente al posto di qualcun altro diplomato?»

Egli a me, sempre continuando a scrivere: – «E da quando la Musica s’apprende col diploma?»

Tuttavia, malgrado l’amicizia e la stima sincera, il rapporto gerarchico indispensabile alla vita del Conservatorio non venne mai meno né il senso della disciplina e del rispetto delle norme ebbe a soffrirne. Una mattina, svegliatomi con una forte emicrania, non me la sentivo di recarmi a scuola per fare lezione; quindi telefonai per avvertire della mia assenza. Non l’avessi mai fatto! Ricevetti una lettera a firma autografa del Maestro che mi colpì più violentemente di un calcio negli stinchi: «Constato, senza giustificato motivo, la sua assenza dalle lezione di oggi...etc.».

Tornando a parlare del "sodalizio" ci sarebbero decine di considerazioni, di aneddoti degni di essere raccontati. Ma dieci o quindici anni sono veramente tanti; e poi, forse vi annoiereste  leggendomi. Citerò solo qualche episodio, fra tanti:

1 – La Sinfonia «Sopra una canzone d’amore», che il Maestro aveva nel cuore da più di trenta anni, non avrebbe mai visto la luce se io, insistendo con forza, non lo avessi letteralmente costretto a scriverla;

2 – Durante un saggio finale, suonando a quattro mani con Lui l’accompagnamento dell’opera «La serva padrona», ad un certo punto mi sussurrò:

– «Ma che diamine ci stanno a fare tanti pianisti al mondo, non bastiamo noi due?»

Una volta mi chiese se avessi mai diretto un’orchestra. Gli risposi di no e che era ormai tardi per cominciare, avevo passato già i 35 anni.

– «E non ti vergogni? Comincerai dalla prossima settimana; t’insegno io come si fa.»

Mantenne la parola. In breve, nel giro di due anni, forse, mi considerò il suo direttore preferito. Mi impose al teatro Petruzzelli per dirigere la prima teatrale della sua opera radiofonica «I due timidi», mi volle ancora come direttore quando si esibiva da pianista nei Concerti dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari e nel 1978, poche mesi prima di morire, invitato dalla Rai di Napoli a scrivere ed eseguire un nuovo concerto per pianoforte e orchestra (Piccolo Mondo antico) accettò ma con la condizione che il direttore d’orchestra fosse Marvulli.

Adesso che non è più con noi è mia cura particolare di farlo conoscere al mondo intero. Da anni ho messo a punto un’esecuzione del suo «Concerto-soirée», nel quale assumo la doppia veste di direttore e solista. A parte le molte città italiane, l’ho portato negli Stati Uniti, in Messico, in Polonia, Romania, Ungheria. Ho curato, dopo la sua morte, i suoi Preludi, ho messo ordine in parecchi dei suoi lavori che sarebbero altrimenti risultati ineseguibili. Credo sia il minimo che si possa fare per onorare un artista che è stato un esempio di vita, un uomo dal quale ricevetti stima, affetto, amicizia.

FINE

 

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