Nel 1955 lasciai la Svizzera e accettai una supplenza di Pianoforte principale al Liceo Musicale “N. Piccinni” di Bari, l’Istituto nel quale ero stato allievo e che, 4 anni più tardi, sarebbe stato elevato a Conservatorio. In realtà la supplenza era soltanto di 6 ore settimanali (mezza cattedra) con uno stipendio di £. 25.500 mensili. Davvero una miseria! Per fortuna mio padre accettò di riprendermi in casa, con moglie e figlioletto. L’anno seguente la cattedra divenne intera e, in pratica, non la lasciai più. Nel 1977 il Ministero mi nominò Direttore del Conservatorio di Cosenza. Era un Istituto sorto da pochi anni, con tanti insegnanti giovani che venivano da fuori. Tra quelli di pianoforte ce n’erano 3 o 4 di Napoli e fu proprio da loro che appresi di Sergio Fiorentino. Stava bene, adesso insegnava Pianoforte principale a S. Pietro a Majella ed era amatissimo.

Dio, che gioia! Quanto mi sarebbe piaciuto di rivederlo, riascoltarlo ancora suonare. “Mah”, pensai, “sono trascorsi più di trent’anni; forse non si ricorda nemmeno il mio nome…”. Dovevo tentare, in ogni caso; mi serviva un buon pretesto, dovevo cercare un’occasione favorevole per poterlo rivedere.

A quel tempo (1977/78) si era venuto a formare un gruppetto di allievi, più di una ventina, quasi tutti abbastanza avanti con gli studi o già diplomati, che venivano a trovarmi a Bari puntualmente per seguire le mie lezioni; oltre che dalla Puglia, accorrevano dalla Campania, dall’Abruzzo, dalla Calabria, dalla Sicilia, dal Trentino. Un’allieva, di nome Breda, mi arrivava addirittura dalla Croazia. Si rese necessario cercare una struttura che fosse in grado di contenere l’intero gruppo. Su consiglio degli stessi ragazzi, affittai una villa disabitata a Torre a Mare, un paesino alle porte di Bari, una costruzione su tre livelli destinata in origine soltanto ad occasionali villeggianti estivi. Naturalmente dovetti arredarla quasi tutta, per renderla abitabile e funzionale agli scopi cui serviva. Dall’ingresso, al pianoterra, si accedeva direttamente ad un enorme vano costituito da due saloni collegati ad elle, ciascuno lungo 12 metri e largo 6; da questi si accedeva, tramite due porte, ad una grande cucina abitabile. I servizi erano composti da uno stanzino, un ripostiglio, e un bagno. Una scala a chiocciola a vista, collocata all’incrocio dei 2 lati minori del salone, portava al piano superiore, dove si trovavano 4 grandi camere de letto, uno studio e un altro bagno. Nel seminterrato: un unico vano, una tavernetta ampia quanto tutta la casa. All’esterno: una terrazza, un giardino e un orticello coltivabile. Nel giro di pochi giorni il pianoterra e quello superiore vennero corredati da mobili e suppellettili: divani, tavoli, armadi, letti, scaffali, poltrone, sedie, mobili da cucina, frigorifero. Tutto questo fu possibile grazie all’intervento di un caro amico, Antonio Garganese, proprietario di un importante negozio di mobili, il quale mi fornì tutto il necessario a prezzo stracciato e accettando dilazioni di pagamento. Un altro amico, Franco Marangi, proprietario di un grosso negozio di strumenti musicali a Martina Franca, mi cedette a basso costo un sofisticato impianto di registrazione: piatto, registratore professionale Revox a nastro, registratore e duplicatore di cassette audio, radio, microfoni d’alta qualità e 2 casse da 200 Watt ognuna. Marangi, inoltre, mi fornì gratuitamente anche 4 pianoforti verticali Yamaha che furono sistemati nelle stanze al piano superiore, uno per ogni camera. Nel salone presero posto il mio Steinway B 227 cm. con accanto un Boesendorfer da 225 cm. messo a nostra disposizione da una gentile collega. 

La villa balneare, dopo questi interventi, divenne un’attrezzata casa-scuola in grado di offrire i seguenti vantaggi:

1 – Suonare a qualsiasi ora del giorno o della notte, visto che la villa era posta in un parco residenziale, ubicato fuori del centro abitato.

2 – Avere una sala - auditorio per lezioni e concerti, con oltre 80 posti a sedere.

3 – Fornire completa ospitalità ad una dozzina di studenti, uso di cucina compreso. 

Tutto questo, purtroppo, aveva un costo. Il fitto della villa era di 600.000 lire mensili, un prezzo ragionevole. Tuttavia, bisognava tener conto anche delle spese di telefono, luce e riscaldamento; per non parlare delle rate dei mobili. Come fare? Per fortuna i ragazzi, che, dopotutto, erano stati i promotori di questa scelta, si resero conto che non avrei potuto sostenerla economicamente soltanto con le mie risorse e decisero di venirmi in aiuto. A quell’epoca un onorario “onesto” per una lezione di pianoforte si aggirava sulle 50.000 lire; loro me n’offrirono 70.000 mensili, ottenendo in cambio, per questo prezzo, la normale lezione oltre al diritto di essere ospiti nella villa. Il che costituiva, per quanti venivano da lontano, un notevole risparmio di spese d’albergo.

 

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