Sono passati circa trent’anni, eppure il ricordo di quel tempo è ancora fresco nella mia memoria, quasi fosse stato ieri! Avevo incominciato ad incontrare i miei ragazzi nella villa di Torre a Mare in un clima di fervore, d’entusiasmo che è difficile descrivere. Avevo concordato con loro di vederci mensilmente, tutti insieme per 4 o 5 giorni.

Il fatto che i ragazzi assistano anche alle lezioni degli altri costituisce un punto fermo della mia metodologia didattica. Ritengo, anzi, che s’impari di più ascoltando quello che il maestro insegna ad altri, mentre si sta comodamente rilassati in poltrona e non direttamente impegnati. Invece è certamente più fastidioso quando tocca esporsi in prima persona: l’ansia e la preoccupazione di non essere all’altezza spesso tolgono lucidità e delle parole del maestro non rimane che una minima traccia. Dovevo considerare, tuttavia, che non si poteva pretendere che quei ragazzi che venivano da molto lontano, restassero 5 giorni. Perciò cominciavo a lavorare con quelli locali il mercoledì e giovedì, il venerdì cominciavano ad arrivare i forestieri, il sabato e la domenica c’era il pienone.

Ricordo che tenevo delle lezioni lunghissime, dalle 9 di mattina fino a tarda sera, mentre i ragazzi, che ormai erano di casa, registravano tutto con quegli ottimi apparecchi che avevamo in dotazione. Nel frattempo un paio di maschietti correva a fare la spesa, le ragazze si davano da fare in cucina e, giunta l’ora di pranzo, tutti a tavola, a divorare montagne di spaghetti ai frutti di mare. Molte volte mi fermavo anch’io per mangiare con loro e qualche notte dormivo nel mio studio, al piano di sopra. Poi abbiamo perfezionato la qualità di questi incontri, invitando la domenica mattina dei docenti ospiti a tenere una lezione-concerto alla quale, di solito, venivano ad assistere anche amici oppure allievi o docenti del Conservatorio di Bari. I miei ragazzi non pagavano alcun sovrapprezzo per questo fuori programma, si capisce. Alle eventuali spese per i Maestri ospiti (viaggio, vitto, alloggio ed onorario) provvedevo di persona. Le lezioni-concerto, in genere, avevano carattere tematico. Ne citerò alcune tra le più significative:

1 – LA PRASSI ESECUTIVA CEMBALISTICA, lezione tenuta da Roberto Cimadori, giunto da Cosenza portandosi appresso il Clavicembalo.

2 – LE SONATE DI J. BRAHMS PER VIOLONCELLO E PIANOFORTE, con il Duo Vito Paternoster (Violoncello) e Luigi Ceci (Pianoforte).

3 - I DUE CONCERTI DI RAVEL PER PIANOFORTE E ORCHESTRA, con il solista Claudio Curti Gialdino e Michele Marvulli al 2° Pianoforte.

4 – LA SONATA “A KREUTZER” DI L. van BEETHOVEN, con Ludmilla Kuznetsova (Violino) e Michele Marvulli (Pianoforte).

Non mi ci volle molto per collegare quest’abituale lezione-concerto al pensiero di Sergio Fiorentino: se da tempo cercavo una buon’occasione per rivederlo ecco che d’un colpo l’avevo trovata! Ne parlai con i miei ragazzi che furono subito entusiasti dell’idea. Adesso, però, toccava a me trovare l’ardire di chiamarlo al telefono ed invitarlo. “Gesù!” – pensai – “chissà se si ricorda più di me; sono passati più di trent’anni da quando ci conoscemmo”. Infine presi coraggio e composi il suo numero; durante i pochi istanti passati nell’attesa di una risposta avvertii che il cuore m’era arrivato in gola. Finalmente rispose con la sua voce inconfondibile, dal suono basso e dolce:

“Pronto?”..

“Il Maestro Fiorentino?”

“Si?”

“Parla Michele Marvulli, non so se Lei si ricorda di me…”

“Uè, Michè! Accom’ staie? Certo che m’arr’cord di te”.

Meno male! Così potevo parlargli serenamente; gli dissi delle mie lezioni alla villa di Torre a mare, aggiunsi anche che avrei avuto un enorme piacere se lui accettava di tenere per noi una lezione concerto. Dovetti anche confessargli che non avevamo grandi risorse economiche per questi impegni, ma Sergio mi bloccò subito:

“Michè! Damm chill che buo’ tu!”

Allora gli dissi che potevo farlo invitare da un'associazione concertistica a tenere un Recital a Molfetta con un onorario di 500.000 lire; in compenso lui il giorno seguente avrebbe tenuto la lezione-concerto per me, col rimborso delle sole spese; mi rispose che andava benissimo e che accettava volentieri.

500.000 lire! Ironia della sorte! La stessa cifra, che trent’anni prima Fiorentino aveva ottenuto a Genova nel Concorso Internazionale e si poteva considerare grossa, equivaleva nel 1981 a poco più poco meno di un modesto stipendio!

 

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