Nel novembre dello stesso anno il Ministero mi assegnò l’incarico di direzione del Conservatorio di Pesaro: un Istituto di grande prestigio, indubbiamente, ma che ancor più m’allontanava da Bari, da cui distava oltre 500 Km. Forte di una popolazione scolastica che superava i 1300 alunni - con circa 200 docenti e una sede staccata a Fermo - era il terzo Conservatorio per grandezza, dopo quelli di Milano e Roma. Se poi a tutto ciò si aggiungeva l’esistenza a Pesaro della Fondazione Rossini e del Rossini Opera Festival, due organismi di riconosciuta caratura internazionale, nei programmi dei quali molto spesso il Conservatorio era coinvolto, appariva in tutta la sua portata l’onere che avrebbe gravato sulle mie spalle.

All’inizio del nuovo mandato, sulla base della precedente esperienza calabrese, continuai a sottopormi ad uno sfiancante andirivieni tra le due città (Bari e Pesaro) tuttavia ben presto dovetti rinunciarvi: per riuscire a svolgere compiutamente il mio lavoro a Pesaro la costante presenza “in loco” costituiva un obbligo tassativo, al quale era impossibile sottrarsi. Dovetti, mio malgrado, abbandonare su due piedi l’Orchestra Sinfonica di Bari. Anche i corsi di Torre a mare, purtroppo, furono costretti a subire un forzato rallentamento; fatto che causò una progressiva perdita d’allievi. Nel frattempo il proprietario della villa, incurante d’ogni mio problema, continuava a chiedere aumenti su aumenti per l’affitto. Quasi non bastasse, una notte, approfittando del fatto che la villa era deserta, ignoti vi penetrarono forzando una finestra e non si fecero scrupolo di portarsi via il mio prezioso impianto di registrazione, compresi nastri e cassette (e questo vi spiega ora perché di tutto il gran lavoro svolto in quegli anni non mi restò più nulla, nemmeno un briciolo di documentazione). Alla fine non ebbi altra scelta che smantellare ogni cosa, vendere per quattro soldi al mercatino dei poveri alcuni dei mobili (altri li regalai) e abbandonare per sempre la villa.

Nato per volontà di Rossini - che lasciò il suo patrimonio milionario al Comune della sua città natale perché lo realizzasse - il Conservatorio di Pesaro mette soggezione già a guardarlo da fuori. Lo splendido palazzo, appartenuto ai conti Olivieri, si erge maestoso nel centro storico della città e ne costituisce il vanto. Quando varcai per la prima volta uno dei due grandi portoni e superai il cortile, al centro del quale troneggiava una statua bronzea di Rossini, sostai per pochi minuti nell’androne, incuriosito, alzando gli occhi sulle pareti alte sulle quali si potevano leggere lapidi: “Qui Vittorio Emanuele II… ecc.”, “Qui Pio IX…ecc.”. Iniziai a salire lentamente la scalinata che conduceva al piano superiore. Su ognuna delle pareti, che ne fiancheggiavano le tre rampe, spiccavano altre tre lapidi gigantesche: “In questo luogo Pietro Mascagni…ecc.”, “Riccardo Zandonai quivi…ecc.”, “Tra queste mura Amilcare Zanella…ecc.”. La soggezione iniziale diventava sempre più pressante e, infine, si mutò quasi in angoscia: come potevo pensare d’accettare un’eredità così pesante? Per un attimo mi passò per la mente l‘idea che forse sarebbe stato più saggio rinunciarvi, fare marcia indietro e tornarsene a casa e fui veramente sul punto di farlo. Poi, la calorosa accoglienza degli uffici e dei docenti, il “Tempietto” (con i cimeli rossiniani), lo splendido “Auditorio Pedrotti” (nel quale avevano suonato Cortot, Gieseking e tanti altri ancora) mi vinsero. Accettai e mantenni per 13 anni consecutivi la direzione del Conservatorio G. Rossini di Pesaro, lasciandola solo per andare in pensione nel 1994. Poco dopo la nomina entrai a far parte anche dei consigli d’amministrazione del Rossini Opera Festival, quale rappresentante scelto “ad personam” dalla Provincia di Pesaro, e della Fondazione Rossini, nominato dal Ministero della Pubblica Istruzione quale suo rappresentante. Una bella serie di responsabilità, non c’è che dire.

Nel frattempo Sergio Fiorentino in quegli anni aveva ripreso a tenere concerti uno dopo l’altro ed era diventato difficile poterci rivedere. Capitò a Pesaro per un paio di volte (per un concerto o per un corso), è vero, ma si trattò sempre di incontri fortuiti e molto frettolosi. Un anno, dopo molti tentativi, riuscii a convincerlo a partecipare ai nostri esami di Diploma di Pianoforte, con l’incarico di Commissario esterno; questo ci consentì di passare insieme alcune bellissime serate in tutta tranquillità, sia durante la sessione estiva sia durante quella autunnale.

Naturalmente mi guardai bene dall’invitarlo in ristoranti specializzati soltanto in menù a base di pesce…

 

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