Il 30 maggio 1981 Sergio Fiorentino tenne, come stabilito, il suo concerto a Molfetta. Io non potetti assistervi e non ricordo perché; forse mi ero trattenuto fino a tardi per fare lezione alla villa, oppure mi trovavo impegnato in concerto a capo dell’Orchestra Sinfonica di Bari da qualche altra parte. Inutile dire che il fatto mi crucciò abbastanza; mi consolava l’idea che avrei incontrato Sergio il giorno dopo, quando sarebbe venuto alla villa di Torre a Mare per regalarci la sua lezione-concerto, alle 10. Avevo aspettato di rivederlo per 33 anni, potevo pazientare ancora per un giorno, no?

Mi ricordo perfettamente di quella splendida domenica, dal cielo limpidissimo e con un sole accecante che spaccava le pietre (a Maggio in Puglia è già quasi estate). Arrivai a Torre a Mare alle 9.30 circa ed inforcai lo stradone lungo il quale erano allineate silenziose le ville destinate ai bagnanti estivi; e subito un fatto inconsueto mi colpì: c’era una fila d’auto parcheggiate sulla destra, per tutta la lunghezza della strada, che generalmente era sempre deserta. Sulle prime pensai che si trattasse di una qualche riunione, di un matrimonio o un funerale; ma tutt’intorno le ville dormivano, deserte e sprangate. Solo nella mia s’intravedeva gente; in giardino, in terrazza, dietro le ampie vetrate. Dopo essere riuscito a stento a trovare un buco per lasciarvi l’auto, entrai nella villa accolto festosamente da un mare di gente in attesa; dal giardino al salone, che era letteralmente gremito.

A parte tutti gli allievi e i soliti amici della domenica, ai quali eravamo ormai abituati, vedevo tante facce nuove, facce di musicisti o semplici curiosi, giunti perfino da Roma, da Napoli, da Pescara. Avevo appena iniziato a dar loro il benvenuto, quando dal giardino qualcuno gridò a voce alta: “Eccolo! Arriva! Arriva il Maestro!” Mi posi ad attenderlo sul ballatoio, in cima ai pochi gradini della scaletta d’ingresso alla villa. Il cuore mi ballava in petto per l’emozione. Quando lo vidi apparire, accompagnato da un paio d’amici, urlai: “Sergio!” Gli corsi incontro per abbracciarlo, ma lui mi fermò a metà, mi strinse semplicemente la mano ed esclamò laconico: “Ciao! Accume’ staie?” Pareva ci fossimo lasciati il giorno prima! Lui era fatto così! Preferiva evitare ogni forma d’esibizionismo, ogni smanceria. L’applauso scrosciante con il quale fu accolto il suo ingresso nel Salone lo lasciò un poco interdetto, quasi impacciato; forse non se l’aspettava. Poi tutti cercarono in fretta una sistemazione. Le 80 sedie e poltroncine furono occupate in un baleno, gli altri si arrangiarono alla meglio; i più lesti si accoccolarono sui gradini della scala che portava al piano superiore, altri occuparono la cucina.

Quando Sergio sedette al Pianoforte Steinway ed io al Bösendorfer, accanto a lui, nel salone scese subito un gran silenzio, carico d’attesa. Pensai allora che fosse doveroso, nella mia qualità di padrone di casa, di presentarlo agli astanti, ringraziandolo pubblicamente dell’enorme regalo che ci faceva; e mi bastarono solamente poche ma sentite parole per farlo. Poi mi rivolsi a Sergio e lo invitai a cominciare la lezione. Attese qualche istante poi la sua voce, dai toni bassi e profondi, cominciò ad effondersi calda ed armoniosa nella sala. Ogni tanto faceva brevi pause, come se volesse ricercare parole più adatte all’argomento; pause che nel silenzio generale sembravano ancora più lunghe. Provai allora a porgli delle domande specifiche, nell’intento d’aiutarlo trarsi d’impaccio, ma fu anche peggio. A Sergio le risposte bisognava cavarle di bocca con le tenaglie… Alla fine dissi:

“Sergio! Forse preferisci suonare anziché parlare?”

“Certo che lo preferisco!”

S’avventò sui tasti e suonò per circa quattro ore filate, interrotto soltanto dagli applausi scroscianti del pubblico alla fine d’ogni brano. Non mi riesce adesso, dopo tanto tempo, ricordare tutto quello che eseguì; citerò soltanto le cose che ebbero un effetto “dirompente” in quell’indimenticabile mattinata: una seconda Sonata di Rachmaninov da brivido, una quarta Sonata di Skrjabin mozzafiato, una “Leggerezza” di Liszt trascendentale. Qualcuno (forse Salvatore Orlando) è in possesso di una registrazione live di quella lezione-concerto nella quale si ascolta anche il secondo concerto di Rachmaninov eseguito da Sergio, mentre io l’accompagno al secondo Pianoforte.

Alla fine il pubblico era letteralmente in delirio; alcuni urlavano impazziti, altri se ne stavano attoniti e ammutoliti, con gli occhi spalancati e la bocca aperta, ciondoloni. Dovetti faticare un bel po’ per convincere tutti i presenti che ormai bisognava smettere, erano già trascorse le due di pomeriggio e Sergio doveva pur mangiare qualcosa. Finalmente ci riuscì di raggiungere, prima che chiudesse, il ristorante in riva al mare dove avevano preparato un menù a base di pesce fresco (pesce di mare, non d’allevamento). Sergio era tornato muto, come al solito; rispondeva soltanto a monosillabi.

Qualche tempo dopo, reincontrandolo, gli chiesi se ricordasse quella magnifica giornata passata con noi e lui:

“Certo! Mi ricordo anche di quell’orribile pesce…”

“Orribile? Ma se era freschissimo!”

“Sarà stato anche freschissimo. Il fatto è che io detesto il pesce!”

 https://www.youtube.com/watch?v=8E_qBaml4fM

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