La lezione-concerto domenicale, come ho già ho scritto in precedenza, aveva assunto in breve tempo un ruolo importante, un punto di riferimento abituale negli incontri di Torre a Mare; e non solo per gli iscritti al Corso. Benché non fosse assolutamente pubblicizzata – niente volantini, né notizie sui giornali – richiamava ogni volta un folto numero di musicisti e simpatizzanti. E questo certamente era d’ascriversi a particolari circostanze quali, ad esempio:

1 - La scelta opportuna di una giornata non lavorativa per la lezione-concerto.

2 - L’interesse per la varietà tematica delle stesse, inserite in un contesto che, partendo dalla prassi cembalistica, attraverso la Musica da Camera arrivava al Concerto con Orchestra.

3 - La curiosità e il piacere di venire a contatto di Maestri dal valore indiscusso.

4 - Le caratteristiche della villa, che poteva offrire una comoda capienza ad un centinaio di persone, ma non raggiungeva certo le dimensioni di un teatro o di una sala da concerto. Il ché consentiva un contatto abbastanza diretto, quasi a gomito, con gli esecutori con i quali poi ci si poteva intrattenere piacevolmente, continuando a discorrere di musica o d’altro in un clima veramente amichevole, mentre le ragazze del Corso offrivano caffè, aperitivi e pasticcini a tutti.

Quando ripenso a quel tempo mi rendo conto di ricordare con esattezza alcune cose, altre invece solo in maniera vaga. Il fatto mi crea un notevole imbarazzo, considerando che del mio primo incontro con Sergio, nel lontano settembre del 1948, ricordo invece ogni particolare, ogni parola, persino il timbro di voce. Ho cercato qualche spiegazione del fatto e l’unica plausibile m’appare la seguente: quanto accadeva nel 1948 aveva un carattere d’unicità. Si trattava, infatti, del mio primo viaggio così lontano da casa, del mio primo Concorso, del mio primo impatto con altri pianisti. Negli anni ottanta, invece, la mia attività artistica era articolata a tutto campo, in maniera che non esito a definire frenetica. Oltre alla responsabilità pesante della direzione di un Conservatorio, che mi costringeva ad un continuo e stressante andirivieni tra Bari a Cosenza, conservavo ancora l’incarico della direzione artistica e stabile dell’Orchestra Sinfonica di Bari, per la quale ero tenuto ad organizzare tutta la programmazione annuale, tenendo contatti epistolari o telefonici con artisti e agenzie, oltre a dirigere di persona un congruo numero di concerti sia a Bari sia in provincia. Si aggiunga a tutto questo l’impegno mensile degli incontri alla villa di Torre a Mare con più di venti ragazzi e si avrà un quadro completo della mia vita d‘allora. Risulta difficile, pertanto, che la mia memoria riesca a ricordarne ogni particolare! Per mia fortuna conoscenti ed amici – primo fra tutti Salvatore Orlando – sono ora in grado, attraverso scritti e testimonianze che risultano di valido aiuto per me, di riportare alla luce e di rimettere a fuoco episodi che la mia memoria aveva, per i motivi ampiamente descritti sopra, del tutto rimossi.

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