Nell'estate del 1959 accettai l'invito a tornare in Svizzera per rifare Cafè Concerto. Si trattava di esibirsi in formazione di trio classico (Pianoforte, Violino e Violoncello) all'Hotel Palace di Lucerna per la durata di un mese. Le clausole contrattuali erano eccellenti: ottima paga, ospitalità completa e gratuita nello stesso hotel, pasti nel salone centrale e con lo stesso trattamento dei clienti paganti. Posi la condizione che anche la mia famiglia, mia moglie Ludmilla e mio figlio Toni che allora aveva 6 anni, fosse inclusa nell'ospitalità e la cosa andò in porto. Repertorio? Trascrizioni di opere liriche, operette, musicals, musiche di genere, canzoni napoletane, musiche popolari di varie etnie (Russia, Ungheria, Romania) ecc. Insomma musica per tutti i gusti. Orario di lavoro? In teoria 2 ore al pomeriggio, dalle 16 alle 18 e circa 3 ore alla sera, dalle 20,15 alle 23; il tutto, naturalmente con pause di 15 minuti ogni ora. In pratica invece la cosa andò così: il primo pomeriggio iniziammo a suonare puntualmente alle ore 16 (puntualità in Svizzera vuol dire che già alle 15,59 devi avere le mani pronte sulla tastiera e in contemporanea all'arrivo della lancetta dei secondi sulle 12 devi attaccare). Il Salone era vuoto ma questa eventualità non era prevista nel contratto. Dopo nemmeno 10 minuti ti arriva trafelato il direttore dell'hotel: "- ma cosa diavolo fare, per carità! Smettere di suonare chè a quest'ora i clienti riposare." E noi: "- Ma, Direttore, il contratto"..."- ma chi si  frega di contratto! Andare, andare a fare passegiata; a  lungolago, è bellissimo; ci vediamo stasera. No timore per contratto, noi pagare lo stesso." Che fare se non obbedire? E pensare che avevamo tanta voglia di suonare, anche solo per divertirci tra di noi, anche per leggere nuovi pezzi di repertorio...Abbiamo atteso con ansia la sera curiosi di inaugurare questa nuova esperienza. Prima però siamo andati a cena. Ragazzi che colpo! Avevo dimenticato di precisare che questo Hotel Palace era un 5 stelle extra-lusso. Seduti ad un ampio tavolo rotondo come quelli riservati ai clienti, tovaglie ricamate di lino pregiato, posate in argento massiccio; ognuno di noi aveva un cameriere elegantissimo alle spalle. Ti veniva voglia di bere? Provavi ad allungare la mano per prendere la caraffa dell'acqua ma il cameriere era più lesto di te. Poggiavi per sbaglio la forchetta nel piatto? questo spariva in un batter d'occhi. Alle 20,15 precise abbiamo attaccato a suonare; il Salone era affollato di pubblico eterogeneo; signore elegantisssime, signori in smoking ma anche messicani orgogliosi del loro sombrero o texani con classico cappello da cowboy. Nessuno che si fosse accorto che stavamo suonando... Alle 21 abbiamo fatto pausa e siamo andati al bar per bere qualcosa. Al ritorno il Salone era quasi deserto; due o tre persone che sfogliavano giornali, poi via anche loro. abbiamo ripreso a suonare, piano... e subito ti arriva il Direttore preoccupato: "- Ragazzi! Basta. Finito musica! Clienti adesso dormire, anche voi dormire, ci vediamo domani al pomeriggio". Che delusione per me e i miei compagni d'avventura che si chiamavano Franco Barbieri, violinista e Michel Simon, violoncellista. "- Animo, ragazzi, " dissi loro, "è solo il primo giorno, ci rifaremo domani, dobbiamo restare qui un mese...". "- Peccato", mi rispose Barbieri, "avevo tanta voglia di leggere il 1° trio di Mendelssohn, quello famoso. L'ho sentito tante volte, lo adoro ma non m'è mai riuscito di poterlo leggere perchè mi mancavano i compagni adatti".

Il giorno dopo alle ore 16 puntualmente abbiamo iniziato nel salobe deserto. Avevamo scelto un pezzo di natura mistica e poetica: l'Ave Verum di Mozart, da eseguirsi tutto con sordina. Dopo due minuti la porta del salone si spalanca, arriva il direttore rosso in faccia come un peperone maturo: "- No! No! Io detto voi che a questa ora clienti dormire. Prego, non suonare! no disturbare". "- Capito", noi, "andare a lungolago passeggiare, lungolago molto bello, ci vediamo questa sera...". Ma la sera fu come quella precedente e il pomeriggio seguente anche e la sera successiva e anche l'altro pomeriggio...

 

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